Ponte del Risorgimento

Giovanni Antonio Porcheddu

Ponte del Risorgimento, 00195 Roma, Italia, 1909-1911


Il Ponte del Risorgimento è un ponte che collega piazzale delle Belle Arti a piazza Monte Grappa, a Roma, nei quartieri Flaminio e Della Vittoria. Iniziato nel 1909 e inaugurato nel maggio del 1911, è stato progettato e realizzato, in occasione dell’esposizione per celebrare i cinquant’anni dell’unità d’Italia, dall’ing. Giovanni Antonio Porcheddu, con la collaborazione degli ingegneri Giaj e Parvopassu.

È stato riconosciuto come primo ponte in cemento armato costruito a Roma , è in quegli anni una delle opere più significative, essendo all’epoca Porcheddu unico possessore in Italia del brevetto del belga François Hennebique. Il ponte è costituito da un’unica campata ad arco ribassato con una luce di 100 m e una freccia di 10 m, la sua snellezza è data dal minimo spessore in chiave (solo 85 cm) e deriva da una conformazione strutturale paragonabile a due mensole che si toccano in corrispondenza della mezzeria.

Per realizzare l’opera fu necessario utilizzare un’ enorme impalcatura in legno con una centinatura provvisoria a telai piani in cemento armato. Questo portò alla costruzione di una volta con intradosso a spessore variabile (da 50 a 20 cm). Una delle prerogative del progetto era di conservare la navigabilità del Tevere al sotto del ponte, fu quindi prevista una campata centrale di maggior luce. A causa di alcuni problemi legati alla resistenza del terreno di fondazione si ricorse a una struttura cellulare, formata da una serie di nervature tra loro ortogonali. La struttura divenne, dunque, leggera, in grado di ridurre notevolmente i carichi. Per ogni spalla si realizzarono 72 pozzi, su una superficie di 600 mq ciascuna. I pozzi vennero riempiti di materiale che venne sciolto e costipato, in seguito un conglomerato cementizio andò ad aggiungersi per formare veri e propri pali. Le spalle furono divise in scomparti costituiti da pareti e nervature sottili in c.a. ed organizzate nei due sensi. Durante le operazioni di cantiere vennero usati mezzi d’opera anche speciali come la Berta a vapore, per la formazione di “perforazioni cilindriche nel terreno”, e di un trasportatore aereo per l’esecuzione dell’arcata, così da distribuire il getto in tutti i punti necessari per creare i punti di lavoro. La disposizione dei ferri fu studiata in modo che in tutta l’opera si impieassero solo due soli profili, con 110 e 380 mmq di sezione. Questi ultimi provenivano dalla ferriera della ditta Porcheddu, ed erano brevettati con il sistema “ Compressol” per le fondazioni. Fu preparato un impasto di calcestruzzo molto fluido e con dosatura normale di 300 kg /mc sotto le indicazioni di Hennebique. In seguito alla conclusione dei lavori della struttura portante, il ponte fu rivestito in stucco (a imitazione del travertino) creando cosi una finitura che mascherasse la tecnologia costruttiva.

A metà del ponte, sui due parapetti, vi sono due iscrizioni: “Inaugurato l’11 maggio del 1911 nel cinquantenario della proclamazione di Roma Capitale d’Italia, dall’Amministrazione Popolare Cittadina al Risorgimento Italiano” da un lato e “Ponte in cemento armato ad un’unica arcata di 100 metri di corda con freccia di 10 metri, costruito con sistema Hennebique dalla Società Porcheddu Ing. G.A.” dall’altro.

Autore Scheda
mazzuc@.paola
Revisori
Redazione ArchiDiAP
Dettagli del progetto
Stato dell'opera

Originale

Funzione

Ponti e strade carrabili

Tags

cemento armato, giovanni antonio porcheddu, ponte, roma

Categoria di intervento

ROSSI, Piero Ostilio. Roma. Guida all'architettura moderna 1909-2011. Roma: Laterza, 2012.

RENDINA. ISBN 9788854109957., Claudio. Enciclopedia di Roma. Roma: Newton Compton Editori, 2007.

RAVAGLIOLI, Armando. Roma anno 2750 ab urbe condita. Roma: Newton Compton Editori, 1997.

MALIZIA, Giuliano. I ponti di Roma. Roma: Newton Compton Editori, 1994.