Istituto di Fisica

Giuseppe Pagano

Sapienza Università di Roma, Piazzale Aldo Moro, Roma, RM, Italia, 1932 -1935


Nel 1932 G. Pagano, prima redattore e poi direttore di Casabella dal 1931 al 1943, fu incaricato da M. Piacentini di realizzare lungo l’asse principale della città universitaria, dai Propilei a piazza della Minerva, l’Istituto di Fisica per la nuova Università di Roma. L’opera è considerata uno dei capolavori del quadrato piacentiniano e rappresenta uno dei primi progetti in cui i principi teorizzati da Pagano trovano piena espressione formale e metodologica. Intendendo l’architettura come un “impegno civile”, Pagano critica le soluzioni progettuali pensate come scisse dal loro contesto ambientale, e al contrario identifica il legame tra edificio e suo spazio circostante con l’elemento chiave per il raggiungimento della qualità architettonica. L’Istituto di Fisica va letto in questi termini. Si configura infatti come uno degli edifici formalmente più semplici della città universitaria, scevro da monumentalismi e da qualsiasi ornamento. Il rivestimento esterno dell’edificio è identico a quello degli altri edifici vicini. La zoccolatura è di lastre di travertino romano disposte a fazzoletto, a reticolatura quasi quadrata, mentre tutto il rimanente è fasciato da conci di litoceramica giallo-arancio. Prima del 1937, anno nel quale si trasferì presso la nuova città universitaria, l’allora istituto di Fisica ebbe sede in via Panisperna in un immobile costruito nel 1877 per volontà di Pietro Blaserna. La pianta della nuova facoltà fu generata da una scomposizione libera delle parti che rispondeva alle funzioni che i vari ambienti dovevano assolvere. Il metodo funzionalista portò Pagano alla divisione dell’edificio in due parti principali, corrispondenti alla Fisica Superiore e a quella Sperimentale; in particolare a sud-ovest vi era il settore di Fisica superiore, a est la zona per le esercitazioni degli studenti, articolata su due livelli, e la sezione dell’officina meccanica. Il cuore della composizione era costituito dal corpo della “torretta” e aveva come punto nodale la corte centrale coperta da un elemento di raccordo su pilotis. I duecentotrentasette ambienti che componevano l’Istituto di Fisica erano organizzati secondo uno schema legato alle caratteristiche impiantistiche e statiche. L’arredamento, i rivestimenti delle aule e dei laboratori, realizzati in ceramica, in lamiera di acciaio, in legno di rovere e in linoleum, furono progettati secondo criteri di massima flessibilità di utilizzo. Pagano progettò anche elementi speciali per i soli ambienti delle portinerie e configurò ad anfiteatro i banchi delle aule. Nel 1968, l’Istituto di Fisica fu in parte modificato a causa di alcuni lavori che comportarono l’innalzamento di un piano della sezione di Fisica superiore e delle officine e la chiusura del corpo di collegamento su pilotis.

Autore Scheda
Chiara Nastasi
Revisori
Alberto Coppo
Redazione ArchiDiAP
Dettagli del progetto
Stato dell'opera

Originale

Funzione

Università e campus

Tags

città universitaria, novecento, pagano, razionalismo, roma

Categoria di intervento

ROSSI, Piero Ostilio. Roma, Guida all’architettura moderna, 1909-2011. 4 Roma: Editori Laterza, 2012.

SAGGIO, Antonino. L’Opera di Giuseppe Pagano tra politica e architettura. Bari: Dedalo, 1984.

MARZI, Luca. Giuseppe Pagano. L’Istituto di Fisica a Roma, 1932-35. In: Costruire in laterizio. 1932-35, n. Mar- Apr , n. 128, p. X.

PAGANO, Giuseppe. Il padiglione della Facoltà di Fisica. In: Casabella. Marzo 1936, n. n.99, p. X.