Nel 1986, anno del concorso per la realizzazione dell’Università “Tor Vergata”, l’area destinata al complesso universitario, già individuata nel Piano Regolatore del 1962, era ormai largamente compromessa dall’abusivismo edilizio che ne aveva occupato ampie zone a partire dai margini verso il centro, in maniera irregolare. L’idea iniziale del gruppo Lambertucci, Studio Valle e Giancarlo Rosa era stata quella di procedere, nel dare ordine, in senso inverso dal centro verso i margini, dando una forma precisa e riconoscibile ad una fascia centrale inedificata con andamento est-ovest; Rosa, che aveva affrontato questo tema nel Corso di Progettazione di Quaroni, propose un impianto nella forma degli antichi circhi romani e il Circo di Massenzio, lungo 600 m, era il riferimento perfetto per la planimetria della nuova università, ubicata sulla stessa latitudine a 6 km verso est. Una forma archetipa che ritroviamo nel Campus universitario della Virginia di Thomas Jefferson a Charlottesville, con i padiglioni allineati attorno alla grande Esplanade, un prato ascendente verso l’edificio della Rotunda; e troviamo persino nel borgo di San Martino al Cimino, nella Tuscia laziale.
Nella proposta progettuale la forma del grande circo, più che raddoppiata rispetto a quella degli antichi, è ottenuta sommando concentricamente, lungo anelli viari pedonali, fasce edificate a destinazione omogenea alternate a masse arboree, che danno continuità alle costruzioni nella definizione dell’area verde centrale.
L’impianto proposto, riprende parallelamente la direzione est-ovest degli insediamenti edilizi circostanti, e si pone sul terreno lasciando nello stesso tempo trasparire le irregolarità delle preesistenze naturali, insieme al principale asse campestre esistente, che viene a trovarsi con andamento obliquo rispetto agli anelli pedonali; due fossi attraversano l’area da sud a nord, quello ad est arricchisce il parco tra il Centro dei servizi e le Aree Biomediche.
La viabilità veicolare corre esterna al vasto complesso, lungo le zone di contatto con le edificazioni ormai esistenti, e funge da raccordo con le stesse nell’intento di ristrutturarne il settore urbano: un grande anello perimetrale che assume così configurazioni chiaramente regolate dalla geometria nelle zone centrali; da esso, è possibile accedere direttamente alle aree dei parcheggi auto che trovandosi così alle spalle degli edifici universitari, lasciano l’area verde del Campus completamente libera dalla circolazione veicolare, configurandosi come un vero parco urbano. L’asse longitudinale est-ovest, strada campestre di oltre due chilometri, si sovrappone in maniera obliqua alla sequenza di crinali e di fossati che attraversano dolcemente il terreno.
Una tangenziale veicolare Nord-Sud di collegamento interquartiere, con svincolo sulla via Casilina, attraversa in galleria la zona centrale dove si trovano il Rettorato e tutti i servizi sociali e culturali di Ateneo, che così raccolti costituiscono il centro rappresentativo, la “Piazza”, di questa città universitaria, città che vuole relazionarsi al contesto, dialogando sia con le interessanti preesistenze romane dell’antica via Labicana, che con i nuclei di edificazione abusiva.
L’impianto urbano del complesso di Tor Vergata si presenta quindi come una parte di città conclusa, una cittadella aperta, analogica alla città consolidata, con la sua parte centrale luogo degli incontri e della direzionalità e con la corona periferica degli opifici.
La Piazza è attraversata dall’asse obliquo, percorribile solo da veicoli elettrici; un vasto specchio d’acqua riflette le grandi aule semicircolari.
L’impianto architettonico, così definito, risponde alla contraddizione di fondo posta dal Piano di Assetto Generale, una struttura molto flessibile, capace di adeguamenti nel tempo per assecondare possibili mutazioni, e al contempo un impianto dalle caratteristiche formali e simboliche definite. La soluzione proposta è stata quella di un impianto urbano connotato morfologicamente e caratterizzato da una forte immagine, che tuttavia ammette al suo interno interventi di diversa natura progettuale ampliabili e modificabili nel tempo; il disegno di un “luogo” in grado di stabilire un rapporto tra questa parte di città ed altri luoghi emergenti di Roma.
Si evidenziano quindi tre sistemi: la viabilità, il verde, il costruito.
Il sistema pedonale ricalca la forma del Circo con due anelli concentrici: quello interno lambisce l’area verde centrale, mentre il secondo intercetta le diverse Aree disciplinari disposte perpendicolarmente, tra le corti aperte della didattica e i corpi lineari dei Dipartimenti.
Un insieme di assi trasversali nord-sud collegano gli anelli sovrappassando a ponte l’area verde centrale; gli anelli partono ambedue dalla Piazza ed arrivano, girando parallelamente ai percorsi pedonali nord-sud, all’Area degli studi biomedici, mentre gli edifici del Rettorato risultano ruotati per aver seguito l’andamento dell’asse campestre.
I vincoli delle preesistenze architettoniche e ambientali interagiscono col progetto; così il rilevato, su cui sorge l’edificio del “boccone del povero”, accoglie il complesso del Rettorato e degli edifici sociali e culturali, divenendo il centro rappresentativo dell’insediamento.
La tutela di queste antiche presenze, nel quadro di una più generale tutela storica del paesaggio, è facilitata dal tipo di impianto edilizio, assai articolato, diffuso e non vincolato da leggi geometriche costrittive, che ha consentito di recuperare gli antichi tracciati come rete diffusa di percorsi pedonali alberati che intersecano tutta l’area.
Le residenze universitarie e le attrezzature sportive occupano nella zona sud un triangolo esterno che, con la base sull’autostrada, incunea il vertice verso il centro dell’insediamento universitario
La nuova organizzazione dipartimentale universitaria ha comportato un’articolazione funzionale dell’ateneo in servizi generali, servizi didattici e servizi di ricerca, servizi di assistenza e degenza, evitando una distinzione per unità corrispondenti a specifiche Facoltà; l’organizzazione delle singole aree scientifiche è quindi basata su un sistema distributivo a maglia, ove i percorsi interdipartimentali collegano ambienti a destinazione omogenea, mentre i percorsi dipartimentali, perpendicolari agli altri, collegano zone a diversa destinazione d’uso; la metafora del circo si traduce in un assetto che consente un diffuso grado di urbanità senza ricorrere all’alta concentrazione edilizia.
Cinque nuclei principali sono distinguibili entro il sistema anulare: a Sud le aree degli studi Umanistici, e l’area degli studi Matematici, Naturali; ad Est l’area degli studi Biomedici costituisce, con la sequenza delle torri dipartimentali, la testata dell’insediamento in prossimità dei servizi di assistenza e cura del Policlinico; infine l’area degli studi Giuridici e l’area degli studi Tecnologico-progettuali si attesta sulla fascia Nord in prossimità della tangenziale.
Da una attenta lettura degli elaborati grafici emerge una paziente ricerca di riconnessione, di ricucitura, di restituzione di senso, applicato lungo i margini dell’area. Nel tempo l’impianto planimetrico generale è stato oggetto di diverse varianti di cui tre sono quelle più significative.
La prima (24.7.86) mostra la forma del circo divaricata secondo la direzione della strada campestre obliqua; le alberature compatte lungo l’anello pedonale occupano gli spazi liberi tra i corpi edilizi. L’anello pedonale attraversa le aree disciplinari in posizione intermedia tra le aule didattiche e i dipartimenti mentre le semicorti della didattica sono aperte sull’anello pedonale.
La seconda è quella di Concorso: l’anello pedonale varia nel disporre paralleli i due bracci del circo, di conseguenza tutti i corpi di fabbrica da essi serviti, cioè anche quelli settentrionali diventano paralleli a quelli meridionali. Unica eccezione solo il complesso del Rettorato che rimane ruotato, conservando la direzione della strada campestre. Il sistema del verde, prati e alberature, seguono gli orientamenti pedonali; le aree edificate si dividono nei cinque gruppi disciplinari con quella degli studi biomedici posta lungo il lato pedonale meridionale all’estremità est, mentre nella zona di nord-est sono posizionati i servizi di Assistenza e il Policlinico. In questa variante anche le semicorti sono, allo stesso modo, aperte verso sud.
Nella terza variante, riconducibile al progetto esecutivo del marzo ‘89, le differenze riguardano: la distribuzione delle aree disciplinari lungo l’anello pedonale, dove è evidente lo spostamento dell’area biomedica a fianco del Policlinico mentre l’anello veicolare perimetrale, non è richiuso nell’arco orientale. Le semicorti sono tutte aperte verso il parco centrale.
Come spesso accade nel corso della realizzazione di un’opera pubblica, diversi e molteplici sono stati i condizionamenti esterni che hanno alterato l’idea originaria; tre le sostanziali e principali modifiche che sono andate a scapito del progetto, privandolo di alcune peculiari qualità:
- l’’asse Campestre, che dettava l’orientamento all’area centrale dei servizi, è stato sostituito da una comune strada veicolare non più obliqua ma parallela a tutti gli edifici;
- il Rettorato e la Chiesa sono stati spostati a sud, risultando di fatto isolati. L’anello veicolare perimetrale è richiuso a est, “isolando” di fatto l’area Biomedica e il Policlinico dall’intero insediamento e andando a porsi nell’area verde dove scorre uno dei corsi d’acqua;
- mentre quello ad ovest si trova a lambire gli edifici che ora concludono l’area ad ovest, escludendo la parte estrema con il semicerchio pedonale, ad oggi non ancora realizzata.